02_Legge compositiva
"cosa vuol dire creare, o meglio ideare una legge compositiva?
Vuol dire ideare un principio compositivo che nel suo svilupparsi, nel suo crescere e moltiplicarsi,
rimane coerente durante tutto il procedimento di crescita. La creatività non è tanto nel voler
realizzare un manufatto, un prodotto, un oggetto, ma nell'ideazione di una legge compositiva.
Lo sviluppo pratico sarò solo la crescita coerente della forma secondo quella legge.
E noi possiamo ideare infinite leggi compositive. La nostra creatività si esplica dunque
nella capacità di inventare, di ideare ogni volta una legge compositiva, e di sviluppare poi
la forma coerente alla legge compositiva trovata".
A.Marcolli, Teoria del campo - corso di educazione alla visione, Sansoni 1978
03_l'assenza e l'essenza...
"if we take eternity to mean not infinite temporal duration, but timelessness,
the eternal life belongs to those who live in the present".
se non consideriamo l'eternità come durata temporale infinita, ma come assenza di temporalità,
la vita eterna apparterrebbe a coloro che vivono nel presente.
— Ludwig Wittgenstein, filosofo
“You can reach timelessness if you look for the essence of things and not the appearance.
The appearance is transitory, the appearance is fashion, the appearance is trendiness,
but the essence is timeless.”
si può raggiungere l'assenza di temporalità se si cerca l'essenza delle cose e non la loro apparenza.
L'apparenza è transitoria, l'apparenza è moda, l'apparenza è tendenza, ma l'essenza è senza tempo.
— Massimo Vignelli, Designer
04_riflessioni sulla composizione
"Bada a ciò che sta sotto l'azione o il principio o il discorso"... o l'immagine!
— Cesare Marco Aurelio Antonino Augusto, Imperatore e Filosofo
07_concettuale e monosemico
introduco un breve estratto di Filiberto Menna preso da "La linea analitica dell'arte moderna" edito da Einaudi.
Nel capitolo VII, "L'analisi logica dell'arte", Menna introduce il concetto di "monosemia" ricercato dagli artisti concettuali attraverso l'uso di contaminazioni linguistiche tra la scienza e l'arte.
"L'arte concettuale assume, in definitiva, come proprio modello il linguaggio scientifico appunto per espungere da sé le tradizionali componenti emotive, espressive, rappresentative, e radicare le proprie indagini su un piano essenzialmente analitico-descrittivo, con una significativa riduzione della teoria e della pratica dell'arte dal punto di vista critico-convenzionalistico che è alla base del pensiero scientifico moderno. [...] ma è sopratutto B. Venet che ha posto in maniera radicale il problema di una ricostruzione rigorosamente monosemica del linguaggio artistico: egli muove dalla constatazione che il codice pittorico non è in grado di trasmettere informazioni univoche intorno all'opera a causa della sua connaturata ambiguità semantica, ma non ritiene che i segni verbali possano sfuggire a questa condizione di indeterminatezza." Venet non si arrende a dare autonomia semantica all'opera d'arte, vuole estirpare tutte le possibili stratificazioni di senso "ancorando saldamente il piano della denotazione la catena fluttuante dei sfignificati e cercando di introdurre anche nell'ambito dei messaggi tradizionalmente polisemici e indeterminati come quelli dell'arte la monosemia propria dei codici esatti e fortemente formalizzati delle scienze e, in particolare, della matematica."
Venet ricerca la solida neutralità di un linguaggio totalmente normato e codificato.
La scienza non può lasciare il minimo spazio a interpretazioni; infatti anche quando l'arte cerca un'origine poetica nella matematica o nella geometria analitica, come per esempio nell'esperienza di Vantongerloo o nelle opere del suo allievo Max Bill per Venet non è abbastanza. "non basta partire da un codice monosemico perché il quadro attinga il livello della monosemia, in quanto il trasferimento del codice matematico nel linguaggio visivo dell'arte comporta un'operazione di transcodage le cui regole non sono stabilite in modo rigoroso, donde tutta una serie di variazioni di forma, di materia, di colore, che fanno si che il codice si diluisca di nuovo nell'arte."
08_normografo
"la nascita dello strumento-guida, costruito per il fine preciso di tracciare un segno specifico, implica il passaggio dalla produzione alla riproduzione […]
(gli) strumenti guida […] consentono di controllare e agevolare l'esecuzione e la riproduzione, quante colte si vuole, di una serie di segni regolari, precisi e ripetitivi; quindi sempre identici a se stessi e per questo impersonali, tecnici e normativi:
squadre, compassi, rapidi, penne a inchiostro per disegni tecnici e geometrici, normografi, elissometri ecc."
Giuseppe Di Napoli
Disegnare e conoscere – La mano, L'occhio, il segno
Piccola Biblioteca Einaudi, Torino 2004
09_disegni
ho diesegnato queste foglie con uno strumento mai usato prima, uno stilo ricavato dal bamboo. Lo scopo è di mettermi
in difficoltà per provare unnuovo contesto di espressione, stavo cercando qualcosa che potesse far regredire il mio segno, o qualcosa che enfatizzasse la
sua ingenuità.
10_liste
"Io nello scrivere vado a serie:
tengo tante cartelle dove metto le pagine che mi capita di scrivere, secondo le idee che mi girano per la testa, oppure soltanto appunti di cose che vorrei scrivere.
Ho una cartella per gli oggetti, una cartella per gli animali, una cartella per gli animali, una per le persone, una per i personaggi storici e un'altra ore gli eroi della mitologia;
ho una cartella sulle quattro stagioni e una sui cinque sensi; in una raccolgo pagine sulle città e i paesaggi della mia vita e in un'altra città immaginarie, fuori dalla spazio e dal tempo."
Italo Calvino, Le città invisibili - prefazione Arnoldo Mondadori Editore.